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Come trasmettere in diretta una partita amatoriale

I nonni a trecento chilometri, il giocatore infortunato, lo sponsor: la diretta ha le sue ragioni in un club amatoriale. È anche il modo più sicuro di rovinare un sabato a un volontario. Cosa richiede davvero, e quando il dopopartita funziona altrettanto bene.

· 6 min di lettura

Telefono su treppiede a bordo campo, un volontario che controlla la connessione, famiglie che guardano su un tablet a distanza

Avviare una diretta da un telefono richiede un minuto: un'applicazione, un account, un pulsante. È la parte facile, ed è quella che mostrano i tutorial. La parte difficile comincia al decimo minuto, quando la velocità cala, il telefono si scalda e il volontario che doveva solo «avviare la diretta» non ha visto la partita.

La rete: cosa serve e cosa c'è

Una diretta in 720p richiede tra tre e cinque megabit al secondo in invio, in modo continuo, per due ore. Il valore mostrato da un test di velocità a bordo campo è quello della ricezione; l'invio è spesso cinque volte più basso. E la rete mobile è condivisa: duecento spettatori che consultano il telefono all'intervallo dividono la velocità disponibile.

  • All'aperto, in zona coperta: il 4G o il 5G in genere reggono, con dei cali. Un secondo telefono in hotspot, su un altro operatore, fa da riserva.
  • In palestra: i muri di cemento e i tetti metallici tagliano il segnale. Senza il wifi della palestra, e la sua password, ottenuta prima del giorno della partita, la diretta non reggerà.
  • Il test che conta: una diretta di dieci minuti, nel punto esatto del treppiede, all'ora della partita, una settimana prima. Un test di trenta secondi non dice nulla.

Il telefono che filma e trasmette si scalda due volte

Codificare un video e inviarlo in rete nello stesso tempo è la cosa più pesante che un telefono possa fare. Al sole entra in protezione termica in venti, trenta minuti: la diretta cala di qualità, poi si interrompe. I rimedi sono quelli di ogni ripresa (ombra, cover tolta, batteria esterna), con un'esigenza in più: il dispositivo che trasmette non deve essere quello che fa da archivio. Una diretta che si interrompe è spiacevole; una partita persa perché l'unica registrazione era la diretta è peggio.

Il diritto all'immagine cambia livello

Un video conservato per la sessione del martedì e una diretta aperta al pubblico sono due cose diverse, e un'autorizzazione firmata per la prima non copre la seconda. Tre punti da sistemare prima della prima diretta:

  1. I minorenni: autorizzazione scritta dei genitori che menzioni espressamente la trasmissione in diretta, con il diritto di rifiutare senza conseguenze per il giocatore. Un rifiuto impone di non trasmettere la partita; sfocare un bambino in diretta non si fa.
  2. La squadra avversaria: non ha firmato nulla. Avvisare per iscritto il club avversario prima della partita è il minimo, e alcuni rifiutano, soprattutto nei settori giovanili.
  3. Gli spettatori e l'arbitro: inquadrare il campo e non la tribuna, e non commentare in diretta le decisioni arbitrali. Il club è responsabile di ciò che dice il suo microfono.

Il quadro generale è quello di filmare giocatori minorenni, con un livello in più: ciò che viene trasmesso non si ritira.

Una persona, e nient'altro da fare

La diretta non si avvia per poi dimenticarla. Qualcuno deve sorvegliare la velocità, riinquadrare se il treppiede si muove, rilanciare se salta, e rispondere al genitore che scrive che «non funziona». È un incarico, non un compito. Il club che affida la diretta al vice allenatore perde il vice; quello che la affida a un genitore motivato lo perde alla seconda partita sotto la pioggia.

Quando ne vale la pena

La diretta si giustifica quando persone che contano non possono esserci e il momento non si ripeterà: una finale, un torneo all'estero, una squadra le cui famiglie vivono lontano. Si giustifica anche per un club che ne fa un appuntamento e ci mette i mezzi: una videocamera dedicata, una rete affidabile, una persona. Per la partita di campionato ordinaria, filmata da un genitore, costa più di quanto renda.

L'alternativa: la sera stessa

Un video messo online due ore dopo il fischio finale dà alle famiglie quasi tutto ciò che la diretta prometteva (vedere la partita, lo stesso giorno, da lontano), senza la rete, senza il surriscaldamento, senza la persona dedicata, e con il tempo di tagliare ciò che non deve esserci. I club che hanno provato la diretta finiscono spesso lì: tre clip inviate nel gruppo la sera, guardate dieci volte più di una diretta seguita da dodici persone. Il modo di farlo è in condividere i video con i propri giocatori.

Domande frequenti

Quale velocità serve per una diretta?

Da tre a cinque megabit al secondo in invio, in modo continuo. Misurate l'invio, non la ricezione, nel punto e all'ora della partita, per dieci minuti.

Si può trasmettere in diretta una partita di minorenni?

Solo con un'autorizzazione scritta dei genitori che menzioni la diretta, l'accordo del club avversario e la possibilità di rinunciare se anche uno solo rifiuta. Molti club scelgono di non farlo con i giovani.

La diretta e il video per l'analisi sono la stessa cosa?

No. La diretta è compressa per la rete e si interrompe al minimo calo. Registrate sempre su un secondo dispositivo se il video deve servire all'allenatore.

Che attrezzatura serve?

Un telefono dedicato alla diretta, un treppiede, una batteria esterna, un secondo telefono in hotspot e dell'ombra. Il resto è rete e una persona.

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